JUVENTUS INTERVISTA THIAGO MOTTA - Nel corso di una recente intervista concessa al Corriere della Sera, il tecnico brasiliano Thiago Motta ha esposto la propria versione dei fatti in merito al proprio esonero da allenatore della Juventus. Allo stesso modo, l'italo-brasiliano si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa in merito ad alcune indiscrezioni in merito alle relazioni con l'ambiente bianconero.
"È difficile fare un'analisi, essendo così vicini a quello che è successo. Sicuramente sono deluso perché non è andata come speravamo, soprattutto in Coppa Italia e Champions. Però non sono d'accordo quando sento parlare di fallimento: il nostro lavoro è stato interrotto quando eravamo a un punto dal quarto posto in classifica che era, a inizio stagione, l'obiettivo prioritario. Quando ho accettato questo incarico, con grande entusiasmo, sapevo che sarebbe stato un progetto triennale, fondato su una profonda rivoluzione della squadra, sul suo radicale ringiovanimento. So benissimo che, in squadre del livello della Juve, bisogna vincere. Ma conosco il calcio e so che le cose possono finire come sono finite perché in una squadra grande come la Juventus la vittoria è un imperativo e, soprattutto nelle ultime due partite, non abbiamo fatto bene e loro hanno, legittimamente, scelto un'altra strada".
"Chi dice che io avevo lo spogliatoio contro è un bugiardo. Sono cose inaccettabili e non c'è nulla di vero. Mai nessuno con cui ho lavorato, in carriera, ha detto pubblicamente di avere avuto problemi con me. A Torino avevo un ottimo rapporto con tutti i miei giocatori dal punto di vista professionale e umano. Un rapporto basato sul rispetto, sulla chiarezza. Poi è normale che chi gioca meno possa essere meno contento. Ho dovuto ascoltare in questo periodo non critiche tecniche, sempre da tener di conto, ma attacchi personali. Questo modo di agire nell’ombra lo trovo arrogante e indecente perché il rapporto con i miei giocatori e con la squadra era ottimo e questi ragazzi hanno sempre dato tutto, hanno fatto sempre il massimo".
"Giuntoli non ha mai detto di vergognarsi di avermi scelto. Più in generale, non ho mai avuto un litigio con il direttore. Abbiamo parlato di come migliorare la squadra, come sempre, e lo abbiamo fatto con chiarezza e onestà, anche con opinioni diverse, come sempre si fa. Sono proprio queste bugie che non intendo lasciar passare".
"Abbiamo avuto un buon rapporto e fin quando è stato con noi è stato il nostro capitano. Chiaramente col tempo la concorrenza è cresciuta e questo meccanismo l'ho sempre favorito. Il rapporto è stato un rapporto normale tra un giocatore e un allenatore. Poi è finito. Va detto che obiettivo e compito del club era anche ringiovanire la rosa".
"Secondo me Teun è stato caricato fin da subito di troppe attese. Ha pesato il costo molto alto del suo acquisto. In questi casi le aspettative aumentano e gravano più di quanto si pensi sul giocatore. Però sono sicuro che saprà fare sempre meglio perché è un giocatore di alto livello. Dusan? Nei primi tempi ha giocato tanto perché l'ha meritato. Il nostro rapporto è stato buono, poi è chiaro che può pesare il fatto di giocare o meno: non era felice quando non giocava, ma ha sempre rispettato le mie scelte".